Da una foto

da una foto: i Gigli di Nola

Inizia tutto quattro anni fa. Da una foto. Un’immagine poco nitida, un po’ sfocata, scattata dal cellulare di mio fratello, mostratami con incredulo stupore. A prima vista poteva sembrare uno dei tanti giocattoli per bambini, di quelli da costruire e poi smantellare pezzo dopo pezzo, soltanto per lasciare libero spazio alla creatività. Un po’ come i mattoncini Lego. Che non ti stanchi mai di smontare e rimontare come più ti piace. Un giocattolo dalla forma strana, piramidale. Forse anche un po’ pericoloso, con quelle numerose assi incrociate tra loro a formarne la complessa struttura.
Un giocattolo di legno. Che a ben guardare non pare neanche possibile tenere tutto in una mano, se teniamo conto delle dimensioni di quello che c’è intorno: quei puntini immortalati lì accanto non sono formiche brulicanti sul pavimento, sono persone! E sì, 25 metri di altezza non possono decisamente essere racchiusi in un pugno.
Questo è stato il mio primo incontro, seppur mediato, con un giglio. No, non il fiore, quello avevo già avuto modo di apprezzarlo in fantasiosi e colorati bouquet. Ma i Gigli di Nola, le mastodontiche strutture che ogni anno, sotto il sole cocente di giugno, affollano le vie dell’antica cittadina campana.
Ne avevo già sentito parlare, ma quello che mi ha spinto ad indagare le origini, la storia e il significato di questa festa è stata la meraviglia che ho provato nel rendermi conto che a pochi km dalla mia città, Napoli, erano tutti in gran fermento per quest’evento spettacolare, coinvolgente, semplicemente unico al mondo. Gli accesi racconti di un caro amico nolano, poi, non hanno fatto altro che alimentare in me questa crescente curiosità. Fino al momento in cui mi sono ritrovata faccia a faccia (per così dire!) con uno di questi giganteschi esemplari che con tutta la sua imponenza svettava, maestoso, tra le case addormentate, in una tranquilla notte di primavera. Da allora, ho voluto saperne sempre di più.
E’ una tradizione lunga millenni, quella che ancora oggi vede Nola protagonista praticamente tutto l’anno di una festa che non ha mai fine. L’antico detto “sta festa tann’ nasce quann’ more” sottolinea come non ci sia soluzione di continuità tra le edizioni della festa, dal momento che già alla mezzanotte della domenica successiva al 22 giugno, proprio mentre si chiude il vecchio ciclo festivo, viene avviato il processo per l’organizzazione del successivo.
L’impegno, l’entusiasmo si tramandano di generazione in generazione, e permettono a questa festa di essere ogni anno più bella e significativa, al punto da aver meritato la candidatura dell’Unesco come patrimonio mondiale dell’umanità.
Già nei giorni precedenti la domenica festiva si respira in città un’allegria contagiosa fatta di canzoni, balli, tavole imbandite, fuochi d’artificio. Ci si stringe attorno ai maestri di festa, si collabora per la riuscita perfetta di tutta la fase organizzativa, si contribuisce alla realizzazione dei Gigli con un sostegno economico. Sembra davvero di essere in un posto  fiabesco, dimenticato dal mondo,dove tutto ciò che conta è partecipare.
Vivere questa festa fatta di colori, suoni, affiatamento, abilità tecniche delle paranze e un pizzico di sana competizione è un’emozione indescrivibile, delineata da un’esplosione di felicità, sensazioni, sentimenti, che volteggiano e prendono vita pennellando percorsi memorabili nell’anima, nel cuore. Un’emozione che neanche il tempo è riuscito a cancellare, e siamo sicuri – potete scommetterci – che mai ci riuscirà.

“Il Giorno del Cielo” al Sardinia International Ethnografic Film Festival!

Il documentario sulla festa dei Gigli “Il Giorno del Cielo” è stato selezionato al Sardinia International Ethnografic Film Festival, uno dei più importanti Festival sui documentari a contenuto etnografico che si tiene ogni due anni da ben quindici edizioni a Nuoro. La proiezione del documentario al Festival il 23 settembre è la conferma di un lavoro portato avanti con tenacia per due anni, dall’autore Andrea Parente, ma soprattutto dell’interesse sempre vivo verso la festa dei Gigli, un evento forte e spettacolare che richiama ancora oggi l’attenzione di centinaia di migliaia di appassionati. Il Comitato di Selezione formato da David MacDougall, regista-etnografo e docente universitario a Canberra, Marc Henri Piault, antropologo e presidente del Comité du Film Ethnographique di Parigi e Paolo Piquereddu, direttore generale dell’ISRE, ha operato una difficile selezione tra i 324 film pervenuti entro i termini previsti dal bando, ammettendo al programma ufficiale della rassegna 51 documentari provenienti da Austria, Belgio, Brasile, Burkina Faso, Cina, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, India, Inghilterra, Irlanda, Israele, Italia, Lituania, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Senegal, Spagna, Stati Uniti, Svizzera, Tunisia, Turchia, Ungheria.” Il link al trailer del film: Il Giorno del Cielo

Cercasi paranza, solo per fede

NOLA – Alla fine nessun annuncio, nessun colpo di scena. Tra musica, tradizione, commozione e ricordi passati, si è aperta l’edizione 2011 della Festa dei Gigli di Nola. A tagliare il nastro il Giglio del Bettoliere, il primo in calendario di questo caldo e fitto mese di ottobre. Un passaggio di bandiera particolarmente atteso, che, secondo molti, avrebbe dovuto sciogliere il nodo sul nome della paranza prescelta dalla famiglia Napolitano. Ed invece così non è stato. Tutto rinviato a data da destinarsi. “Tanto c’è tempo” ??” ha esordito un emozionato maestro di Festa Luigi Napolitano. Poi, inaspettata, arriva la proposta. “Si parla tanto di paranze e di sfide collaterali ??” ha rimarcato Napolitano – Uno spirito che sinceramente non mi appartiene. Dopo anni finalmente quest’oggi ho sentito dire al popolo “sta passando la bandiera del Bettoliere, della famiglia Napolitano e non di questa o quella paranza”. Un segnale forte che intendevamo dare e ci siamo riusciti. Bisogna rivalutare la figura del maestro di Festa. La paranza è importante è vero, ma non determinante. Smentisco le voci di questi giorni: non c’è nessuna trattativa in corso, nessun accordo preso. Il Giglio del Bettoliere cerca ancora la sua “mamma”, colei che lo cullerà durante la ballata e la processione. E su questo punto oggi voglio lanciare un appello a tutto il popolo nolano, e non solo. Chiunque si rispecchi nei valori di amore, passione e fede per San Paolino si faccia avanti. Noi non chiediamo il certificato di nascita, solo il certificato di fede. L’unico requisito necessario per accedere alla nostra paranza, o almeno al concetto che noi abbiamo. Siamo aperti a qualsiasi tipo di proposta o iniziativa, parliamone. La famiglia Napolitano vi apre le porte”. Un annuncio che irrompe come un fulmine a ciel sereno in un momento particolare e delicato come questo in cui le sanzioni inflitte ai trasgressori del 2010 tengono alta l’attenzione in città. Una proposta che regala un raggio di sole al mondo giglistico rimarcando il reale spirito della Festa.

Autilia Napolitano

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