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La ballata della mattina in piazza Duomo |
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Il chiasso e l'allegria della lunga notte dei comitati preannunzia il "grande giorno". Le vie e i vicoli della città sono gremiti di cittadini e forestieri che si preparano alla grande giornata dirigendosi in direzioni diverse a godersi un giglio dopo l'altro.
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Schizzo della disposizione della paranza è tratta dal libro: "La festa dei gigli", di Leonardo Avella edito da "LER - Napoli Roma" |
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Verso le ore 9 parte ancora una volta il corteo con la fanfara, il comitato e alcuni componenti della paranza con la propria divisa. Questi ultimi sono quelli che più colpiscono l'attenzione dello spettatore: si fanno notare per la loro esuberanza ed allegria portando sulle spalle o tra le mani varre e varrielli che muovono al ritmo della fanfara.
I cortei delle nove corporazioni ritornano ognuno presso il proprio giglio dove già si è formata una folla di persone che attendono la prima "aizata". I musicanti prendono posto e anche i cullatori si sistemano sotto al giglio in attesa di comandi. Quando è tutto pronto il capo-paranza dice: "Vai con la seconda", intendendo che alla fine della seconda ripetizione del ritornello i cullatori devono alzare il giglio.
Rompe il silenzio l'esplosione di una batteria e l'apertura di bottiglie di spumante. Seguono abbracci e auguri fra i presenti.
Da questo momento inizia il trasporto dell'obelisco che dovrà giungere nella grande piazza dove, in uno scenario incomparabile, di suoni, colori, arte, il giglio deve ballare e danzare in onore del vescovo San Paolino.
Finalmente tutti i gigli giungono in prossimità della
piazza del Duomo. |
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Ad uno ad uno entrano nella grande piazza che sembra come un palcoscenico dove i giganti ballerini, al ritmo di musica e canti, daranno vita alla caratteristica ballata.
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Ballata in piazza è tratta dall'annuario del '92: "I gigli di Nola", di "Salvatore Esposito" |
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L'obelisco, una volta alzato, viene portato innanzi alla Cattedrale dove il capo-paranza fa segno ai musicanti di intonare l’inno religioso a San Paolino o l'"Ave Maria",
poi la musica si ferma, il capo-paranza dà l’attenti e via ad una marcetta ed ad altre musiche ancora.
Così è per tutti, anche per la barca.Intanto sono giunti in piazza tutti i gigli ed ognuno va a mettersi al posto stabilito dalla tradizione, cioè: (in senso orario da sinistra, guardando il Palazzo di Città) il Sarto, il Fabbro, il Calzolaio, il Beccaio, la Barca, il Panettiere, il Bettoliere, il Salumiere e l'Ortolano. Si ode intanto lo scampanare delle "campane di San Paolino", si apre la porta centrale della cattedrale, compare il simulacro argenteo del Santo. Esce la processione con il Vescovo, il busto del Santo e ancora uno dopo l'altro i gonfaloni di ciascuna corporazione con i propri rappresentanti, mentre la banda musicale intona l'inno a San Paolino.
Il clou della mattina è passato e i comitati e le paranze si allontanano per un breve intervallo onde permettere a tutti di consumare il pranzo. |
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Il percorso obbligatorio del pomeriggio |
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Nel pomeriggio con partenza da Piazza Duomo ha inizio la famosa "processione dei gigli".
L'ordine di sfilata (che si è tenuto fin dai tempi antichi) è il seguente: ortolano – salumiere – bettoliere – panettiere – barca – beccaio – calzolaio – fabbro – sarto.
Sfilano i gigli e si riaccende l'antagonismo tra le diverse paranze che si sono risparmiate per la grande sfida del pomeriggio. La processione è ritenuta dai paranzari, ed in particolar modo dal popolo di Nola, la parte più importante della festa, durante la quale i capi paranza si prodigano e cercano con le loro tattiche di far superare i momenti di crisi che immancabilmente attanagliano le paranze. Inoltre fanno attenzione alle difficoltà che si presentano lungo il percorso come ad esempio: dislivelli, pendenze, curve e altro.
Il percorso storico (rappresentato nella cartina sottostante) si snoda così: partenza da Piazza Duomo, via San Felice (1° tratto e 2° tratto), via Cocozza, Piazza P. Maggio, via A. Leone, via Merliano (fuori le carceri), via Merliano (2° tratto), Piazza Calabrese, via Tanzillo, via San Felice (2° tratto), via San Paolino, Piazza M. C. Marcello, via De Notaris, corso Tommaso Vitale fino ad arrivare di nuovo in Piazza Duomo. |
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Cartina del centro storico di Nola con evidenziato il percorso dei Gigli e alcuni dei punti salienti |
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Durante il suddetto percorso, il capoparanza, coadiuvato dai cosiddetti caporali incita i cullatori a dare dimostrazione di forza e di abilità facendo in modo che questi, spronati continuamente superino le difficoltà che si presentano lungo il cammino e in particolare nei luoghi seguenti:
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Addù Ciccio 'a caparossa: situato in via San Felice (1° tratto). La bravura dei paranzari consiste nell'arrestare il giglio nel punto giusto in modo che l'obelisco ruoti su se stesso nello stretto, facendo sì che nessuna delle barre urti le pareti dei palazzi circostanti.
- 'O palazzo d'o vescovo: situato in via San Felice (1° tratto). Giunto il giglio accanto al palazzo, si effettua una ballata in omaggio al Vescovo di Nola. Questi dal suo balcone fa calare un paniere contenente bottiglie di vino o spumante in dono ai paranzari.
- 'O vico d''e monache: questa località (via Cocozza) presenta alcune difficoltà per le paranze in quanto tortuoso e stretto.
- For''o largo: corrispondente a Piazza Paolo Maggio. Questo luogo non è tanto arduo per le paranze, qualcuna però vi fa sfoggio di alcuni numeri spettacolari
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For''e carcere: località di via Merliani dove appunto si trovavano le Carceri Mandamentali. Appena l'obelisco giunge di fronte all'ingresso delle Carceri il capo–paranza dà l’attenti e il giglio viene fatto ruotare su se stesso, al ritmo di una marcetta, facendo attenzione a non far urtare le punte delle "varre" sui muri delle Carceri. Questo è uno dei punti più delicati del percorso e, conseguentemente, anche il più spettacolare.
- 'O pésole alpino: località di via Merliano (2° tratto) prima dell'imbocco con piazza Calabrese. Questo luogo è un po' stretto e curvo ed anche un po' erto.
- For''o Salvatore: località di Piazza Calabrese. Qui la difficoltà maggiore sta nell'attraversare la piazzetta uscendo per via Tanzillo. Infatti l'imbocco di via Tanzillo presenta un'insidiosa curva con pendenza che costringe diminuire la lunghezza dei "varrelli".
- 'O vico 'e Piciocchi: ultimo ostacolo al superamento del quale tutte le paranze profondono il massimo impegno. 'O vico 'e Piciocchi è l'attuale via Camillo de Notaris. È un vicolo strettissimo per cui non è possibile trasportare il giglio con i "varrielli" infilati. Dunque tutte le paranze dovranno fare la seguente operazione: l'obelisco arrivato all'ingresso del vicolo viene posato in un determinato punto ritenuto idoneo dal
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"Paranza durante una girata" è tratta dal libro: "Arte e Tecnica nei gigli di Nola", di "Alfonzo M. Russo" edito da "SELLINO edizioni mezzogiorno" |
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capo–paranza. Vengono poi sfilati i "varrelli" lasciando solamente le "varre".
Dunque, come si può capire, il trasporto dell'obelisco nel famoso vicolo è molto difficile per una questione di equilibrio, in quanto tutto il peso è scaricato su due soli lati di appoggio, quello anteriore e quello posteriore. Per questo i preparativi che precedono il passaggio sono molto meticolosi e accurati. Il giglio una volta alzato deve essere trasportato per tutto il vicolo fino all'uscita dove inizia il corso Tommaso Vitale, dritto, evitando di appoggiarsi ai palazzi col rischio di buttare giù qualche tegola e mettere a repentaglio l'incolumità degli uomini delle paranze e dei comitati.
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Questi sono i luoghi dove viene stabilita da un'apposita giuria, la forza e l'abilità delle paranze, ma naturalmente quello che più conta è l'intero percorso della famosa processione dei gigli. E quando a sera tardi (ultimamente verso le sei di mattina del lunedì) la processione dei gigli è terminata tra la gioia popolare e gli obelischi tornano in Piazza Duomo. |
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"La festa dei gigli", di Leonardo Avella edito da "LER - Napoli Roma" |
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