La leggenda di San Paolino e dei fiori dei nolani

"San Paolino si dà schiavo" opera di "Vincenzo Severino" conservata nella cattedrale di Nola
Tradizionalmente la festa trae origine da un racconto che gli stessi Nolani si tramandavano e trascritto, in seguito, da Papa Gregorio Magno un secolo dopo l’accadimento dei fatti. Il racconto è, in breve, questo.
Dopo la presa di Roma da parte dei Vandali, anche Nola fu saccheggiata e molti dei suoi abitanti furono deportati in Africa come prigionieri.
Tra di loro vi era il giovane figlio di una vedova, la quale si rivolse al vescovo di Nola, Paolino, per avere il denaro per riscattarlo. Paolino, avendo già venduto tutto quello che aveva per riscattare altri prigionieri, offrì se stesso.
Si recarono, quindi, in Africa dove il genero del re dei Vandali, accettò lo scambio: prese Paolino come giardiniere e liberò il giovane.
Un giorno, molto tempo dopo, Paolino predisse al re la sua imminente fine e gli rivelò la sua identità di vescovo. Fu così liberato insieme ai suoi concittadini e tutti fecero ritorno a Nola su navi cariche di frumento.

"San Paolino ritorna dalla schiavitù" opera di "Vincenzo Severino" conservata nella cattedrale di Nola
Fu appunto questa liberazione che fece scattare l’entusiasmo dei Nolani che accolsero il loro Pastore in processione con dei gigli (fiori).
Questa cerimonia divenne per i Nolani il modo per commemorare l’avvenimento e omaggiare il loro Santo vescovo. E questo anche dopo la morte del vescovo Paolino, avvenuta nel 22 giugno dell’anno 431 d.C.
Tuttavia, studiosi moderni sono portati a considerare la “festa” come l’assorbimento da parte del “cristianesimo” di un rito pagano, secondo il quale grandi alberi sacrali, probabilmente simboli di fertilità, venivano portati in processione per buono auspicio nel periodo del solstizio d’estate.
bibliografia:
Annali della festa dei gigli (1500 – 1950) parte prima, di Leonardo Avella edito da “Istituto grafico editoriale italiano”
