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Il rivestimento di cartapesta e il suo montaggio |
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Il rivestimento dei gigli è principalmente realizzato con la cartapesta che si adatta all'esigenze di elasticità e flessibilità richieste dalla struttura in legno flessibile e dinamica del giglio.
Storicamente l'arte della cartapesta si può ritrovare nel periodo greco e romano quando venivano realizzate maschere e scenari per le commedie teatrali; nelle botteghe veneziane operanti per il carnevale fin dal 1700; a Bologna nell'arte scenica sin dal 1600; a Lecce, nella statuaria e nella decorazione di chiese e palazzi, caratterizzanti il Barocco leccese sin dal 1700; a Napoli per l'allestimento di spettacoli teatrali e nell'arte dei maestri pastorai nel 1700.
La pratica vera e propria della cartapesta fu introdotta, nell'allestimento dei gigli, nell'ultimo ventennio del 1800, sviluppandosi e perfezionandosi negli anni successivi, grazie alla presenza a Nola di artisti cartapestai leccesi e di decoratori napoletani dello stucco, in occasione dell'allestimento decorativo e statuario del Duomo di Nola, iniziato alla fine del secolo scorso e terminato nel primo decennio del 1900.
La tecnica, brevemente, è la seguente.
Si cola nello stampo di argilla un miscuglio di cartaccia tritata, colla e gesso, impastato uniformemente e cotto in acqua calda. Una volta asciutto si estrae la forma dallo stampo, la si fissa su uno scheletro di legno e la si lascia asciugare naturalmente in ambienti di temperatura non superiore ai 30 gradi centigradi. Durante questo periodo si procede alla saldatura e alla rettifica delle deformazioni determinatesi durante l'essiccamento.
Queste due operazioni consistono nel riempire gli spazi vuoti e nel collegare i vari elementi decorativi ed anatomici delle figure con piccoli pezzi di cartapesta, impregnati di colla, contenenti piccole quantità di solfato di rame (con lo scopo di respingere attacchi di topi e tarme). |
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Un pezzo del rivestimento prima di essere dipinto |
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Un giglio rivestito portato in processione |
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I pezzi, così ultimati, vengono sistemati alle pareti in attesa di essere dipinti nelle ultime settimane precedenti la vestizione.
La colorazione delle figure e dei motivi ornamentali avviene per gradi con colori ad acqua o a tempera e, prima dell'ultima mano, viene verificato l'effetto tonale con l'esposizione alla luce solare e serale, prima e dopo l'essiccamento, correggendo eventualmente la variazione tonale non desiderata.
I vari elementi del rivestimento giungono, trasportati dalla bottega, il giorno stabilito per la vestizione. Innanzitutto si fissa sulla cima del sesto pezzo l'elemento terminale che la maggior parte delle volte è costituito da una statua. L' elemento viene issato tramite una lunga e grossa fune, scorrevole sulla carrucola, sistemata all'estremità superiore della borda. Giunto in alto, è legato con muscielli alla borda e al telaio dai due operatori montatori, sistemati anch'essi all'estremità superiore della struttura.
Terminata la legatura, dopo l'attento controllo della perpendicolarità e della centralità rispetto alla borda e alla base da parte del direttore dei lavori, di inizia il montaggio del quinto, quarto, terzo, secondo, primo pezzo e della base, sempre con lo stesso procedimento. |
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"Arte e tecnica nei gigli di Nola", di Alfonso M. Russo edito da "SELLINO edizioni mezzogiorno" |
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